Archive for Marzo 2008
Non c’era bisogno di Beppe Grillo per ricordare “l’incantesimo elettorale”…
Proprio qualche giorno fa, ho sostenuto la differenza tra partitocrazia e democrazia. In Italia siamo alla partitocrazia più pura, limpida e istituzionalizzata, e perciò andare alle urne significa votare per quella parte di cui si trae del beneficio diretto, tramite la persona che si elegge e tramite una “unione di interessi” tra gli eletti.
Le persone libere, non devono votare.
Beppe Grillo, con dei toni da rissa a mio avviso diseducativi e spettacolarizzati – ma comprensibili perché come ricorda lui onestamente “sono un comico – ricorda in un post di oggi come i giochi siano già stati fatti, ben prima che si voti.
Scrive:
“Il vostro voto non serve. I giochi sono stati fatti. Non ci credete? Prima delle elezioni pubblicherò la composizione della Camera e del Senato, nome per nome, prescritto per prescritto, condannato per condannato. Dopo le elezioni, controllate chi è stato eletto. Se le mie previsioni risulteranno esatte, vuol dire che vi hanno preso per il culo.”
Posso solo aggiungere che ci sarà una oscillazione di questo “pronostico”, del 5 – 8 %, cioè massimo un 8 o 9 deputati e senatori che verranno eletti da una parte anziché un’altra.
Grillo lo ricorda, così il suo movimento disfattista di persone che vengono sul suo sito, che leggono, si lamentano e non fanno nulla, può così ricominciare a spendere parole tra sarcasmo e lamentela, senza poi però fare nulla di fatto.
La difficoltà con cui si sono formate le liste a livello locale col nome di Beppe Grillo conferma la poca volontà di giovani e persone libere di voler combattere, almeno quelle che seguono attonite allo “schifo”che accade nel nostro Paese (molti contenuti, reprotage e video di Youtube documentano ipocrisie e conflitti morali della politica).
Tutti sono presi dalla loro playstation, dalle loro serate in discoteca, dalle partite a poker…
Ecco perché qui continuo a sostenere che la politica la possiamo fare tutti, non candidandosi e vendendosi al miglior offerente, ma usando gli strumenti che la democrazia ci ha dato, e che sta a noi far valere. Perdere tempo? Beh, tocca decidere cosa sia “perdere tempo”, se divertirsi o costruire qualcosa per far sì che qualcosa cambi, e la nostra frustrazione psicologica (quella sì che fa male) si attenui.
Possibile che non si capisca che questa assoluta voglia di andarsene, di emigrare, di mollare tutto, di “lasciarli stare”, fa parte del gioco di gente candidata per 5, 6 ,7 volte consecutive? I giornali purtroppo sono finanziati da loro, e la verità rimarrà sempre una verità assolutamente fittizia e al servizio di volontà programmatiche di queste persone che poco hanno a che vedere con la democrazia e gli interessi della società.
Fate politica, allacciate i rapporti coi vostri municpi, guardate in faccia le PERSONE, che vi governano. eEchiedete, prendetevi il telefono, l’email, incalzateli, seguite le riunioni e ciò che fanno.
L’uomo può tutto, ma davanti alle coscienze degli altri uomini, deve sempre fermarsi.
Buona azione civile e democratica a voi tutti.
Credeteci, e le cose cambieranno davvero.
Federico Armeni
L’articolo di Grillo sulle “liste Merlin”

Add comment Marzo 17, 2008
“Berlusconi e la precaria”: in scena un altro film che non ci interessa
Berlusconi fa una battuta. E chi l’ha vista in diretta, sembrava assolutamente innocua. Una battuta, in mezzo al calderone di una politica cupa, gretta e con pochi sorrisi. Dal giorno dopo, quella sinistra musona che parla di “serietà” dalla precedente campagna elettorale (la gente ha la memoria corta: “la serietà al governo”, recitava il cartellone pubblicitario di Prodi), è pronta a urlare e condannare Silvio Berlusconi. Un film già visto, e un remake al quale l’elettorato storico di sinistra si è davvero stancato. Vediamo i motivi della polemica, e le ragioni profonde del dibattito, tra strumentalizzazioni e spettacolarizzazioni.Vi raccontiamo una storia. un preambolo. C’era una volta una”parte politica”, che decise di rappresentare e incarnare in sé i valori condivisi della famiglia, della solidarietà sociale, dell’ambientalismo, dell’innovazione, della cultura. Questa parte politica ha messo dalla suaaaprte tutto il “buono” dell’Italia, tutti quei giovani che credevano in certi valori, e che quindi si sentivano rappresentati da certe parole.
Col tempo si è capito che questi “buoni”, non erano rappresentati da quella parte politica. Presto la rete di interessi e l’enorme catena di “magna – magna” tra amici e parenti di queste “brave persone”, avrebbe prevaricato l’interesse della gente libera.
Questa parte politica era quella di sinistra, quella progressista, quella che in tutto il mondo cerca di incarnare i valori di solidarietà, integrazione, economia sostenibile e via dicendo. Andando al governo però, ha fallito, e rifallito. E fallito ancora.
Chi si è contrapposto alla parte dei “buoni valori”, è sempre stato etichettato come un fascista, come un antiliberale, come il “cattivo”. Con Berlusconi il gioco sembrava essere finito, visto che un personaggio così forte economicamente era capace di contrapporsi a quella “sinistra buona” con molte armi. Nel nome dell’anti-berlusconismo, ancora oggi è unita quella sinistra democratica che – spogliatasi finalmente dele vesti diaboliche dei comunisti (pensate che dietro la “sinistra arcobaleno” son sorti almeno 3 simboli con falce e martello… che se si sommano ai due già presenti nella sinistra arcobaleno, fanno ben 5 partiti di esplicita matrice leninian-marxista… nemmeno in Russia si contano tanti partiti comunisti!) – ha scoperto che le armi della faziosità e della strumentalizzazione e demonizzazione sono ancora valide.
Purtroppo nessuno è santo, e uno con la storia di Berlusconi ha molto da pagare dazio ancora oggi. E anche in virtù dei suoi 72 anni sembra non poter essere il futuro dell’Italia. Ma se però, il suo movimento politica Forza Italia, è ancora una scatola semi vuotain cui la gente per bene potrebbe entrare per fare azione politica, questa scatola fatica a riempirsi proprio per il vuoto culturale che c’è a destra, e in virtù del fatto che tutti siamo “caduti” nel trucchetto di chi si è fatto portavoce di tutti i valori “buoni e ragionevoli”, quando questi dovrebbero essere condivisi da tutti, nessuno escluso.
Il dramma del vedere però una “sinistra coi baffetti”, sempre pronta a bacchettare e a moralizzare su tutto, non fa altro che spingere le persone di buon senso, quella famosa “parte buona dell’Italia”, a non sostenere chi è oggi etichetabile come ipocrita senza alcuna riserva. Le guerre questa sinistra le ha fatte e finanziate, i favori li ha fatti a Confinidustria e non al piccoloimprenditore (imperdonabile il taglio del cuneo fiscale alle aziende con più di 15 dipendenti, e quindi l’esclusione del vantaggio fiscale dei piccoli imprenditori, di chi sta in una tabaccheria dalla mattina alla sera).
Chi ha visto la trasmissione tv ha potuto notare come alla precaria Berlusconi abbia risposto con una battuta. Come chi vide il comizio a Milano quando stracciò i fogli che simbolicamente rappresentava il programma del Pd, ha visto come Berlusconi non abbia stracciato il programma del pd, bensì dei fogli dic arta vuori, e soprattutto non per dire “me ne frego del loro programma”, o un qualcosa come “ci sputo sorpa le loro idee”, ma anzi appariva come un gesto solamente spettacolare che sottolineava come i programmi della sinistra siano fatti per poi non essere rispettati.
Che Berlusconi a questo punto abbia certi media contro, sembra essere palese. E il comportamento della siniatra non sta facendo altro che avvalorare le idee sostenute da Silvio, allora quasi incomprensibili, ma oggi forti di fondamento. Perché se un tg dice che Berlusconi straccia il programma del pd, da una notizia falsa. Erano fogli bianchi, e lui stava dicendo come i programmi Prodi e co. non li rispettino ma anzi siano carta straccia.
La faziosità è tutta nel non constatare il passato, nel non ammettere nulla. Del programma, di più di 100 pagine, nessuna pagina è stata applicata nel precedente governo. E ora, cosa c’è da offendersi?
Il dibattito, così, comincia a diventare assolutamente fuorviante, visto che si sposta l’attenzione su una battuta e non sul fatto che sia intollerabile che oggi il lavoro sia dettato da contratti di 3 o 5 anni senza prospettive future. E la sinistra non può accusare solo Berlusconi di questa situazione, visto che non ha fatto nulla per modificare il corso delle cose.
Fermo restando che in Campania ancora sussistono i rifiuti per strada. Come al Sud rimane sistematico pagare il pizzo, e come a Roma si accetti normalmente che ci siano 20 campi nomadi i quali abitanti zozzano e rubano tutto il giorno. Forse, sarebbe questo il film di cui bisognerebbe parlare, e non di “Berlusconi e la precaria”…
Federico Armeni
Add comment Marzo 14, 2008
Proposta per Roma: adibire tutto il verde a risorsa per i cittadini, a pagamento
Nel manifesto de “La mia politica” potete leggere come tocca partire dal proprio territorio per fare politica. Partite dalla vostra via, da quel verde abbandonato, da quella fermata dell’autobus fatiscente, e così via.
Ecco che per la mia città, che è Roma, vorrei proporre su queste pagine una cosa che, parlando con la gente, ho scoperto potrebbe essere preso con certo entusiasmo: adibire gli infiniti spazi verdi di Roma, soprattutto in periferia, a verde pubblico per l’utilizzo da parte dei cittadini. Fare un ingresso, due persone con un gazebetto all’ingresso, e un ingresso di 1- 2 euro a persona, e 50cents – 1 euro per cane, con possibilità di fare tessera annuali o mensili come quelle dell’autobus.
Questo comporterebbe il recupero di boschi e prati che nella capitale, che ammontano a più di mille. Pensate a quei prati pieni di preservativi al Portuense, o di quelle stupende collinette a Pisana, o a Torrevecchia, sull’Aurelia, dove non ci si sente sicuri e dove l’erba è troppo alta e irregolare.
Imparare anche dal passato si può. Non si sa perché ci teniamo a Villa Pamphili o parchi più piccoli come Villa Sciarra, Villa Flora e via dicendo, e non ci viene in mente di formare “nuove ville”. Perché non fare una villa Portuense, una villa Pisana? Comprendendo che per lo Stato potrebbe essere un costo troppo alto aprire tutti questi parchi, arriva qua la proposta di farlo a pagamento, e avere gli entroiti necessari per la gestione dei parchi con gli ingressi. Fermo restando che uno sforzo anche a livello di bilancio può e deve essere fatto in questo senso. I parchi sono vita, e la gente è stanca della mancanza di posti dove portare il cane, dove far giocare i bimbi, dove strimpellare una chitarra con gli amici.
Per Roma c’è bisogno di questo sforzo, ha troppe risorse per buttarle così al vento, ha il verde, ha la gente che è tanta, e i bisogni da soddisfare sono una risorsa anche per il Comune. Insomma, il doppio risultato di recuperare aree verde regalate al degrado (baraccopoli che nemmeno ci immaginiamo nascoste dietro gli alberi, e covi per puttane e depravati), e donarle alla gente, sembra essere una cosa non solo ragionevole, ma su cui discutere seriamente.
Federico Armeni

Add comment Marzo 11, 2008
In partitocrazia vota chi sta sotto qualche partito, in democrazia la gente
Sulle prossime elezioni ho già scritto qualcosa. E ho parlato di come ci sia un passo avanti verso una direzione, che vede però 100 passi per l’ottenimento di ciò che è necessario in politica: cioè il totale sdoganamento di ciò che è esistito, e il “ricomincio da zero” tanto atteso.
Una politica fatta di reti e legami, incatenata e senza libertà di movimento non serve a nessuno.
La polemica che lancio oggi è purtroppo soltanto una “constatazione dei fatti”, e non un muro contro qualcosa o qualcuno. La constatazione cioè che a seconda di chi governi “mangi” quella o l’altra parte politica, dove amici e parenti sono introdotti sotto qualsiasi livello senza alcuna meritocrazia e concorrenza.
Nella nostra azienda, assumeremmo sicuramente un amico o nostro fratello, è chiaro. Ma solo se li vediamo capaci di adempire a quel dovere. Qui ci mette gente su poltrone senza che abbiano pretese né competenze, senza programmazione, doveri o percorsi da compiere per un bene comune. E sopratutto lo Stato è la NOSTRA azienda. Non di qualcuno in particolare.
Diciamocela tutta: se tutto andasse bene, non staremmo certo a recriminare per una politica giovane e per una politica dei meriti, delle idee e dell’azione.
Qui siamo invece davanti a una immobilità inaccettabile, siamo di fronte a gente con morali discutibili, senza pudori né amore per nulla se non per le loro case abusive sugli scogli.
Alle prossime elezioni c’è la volontà di tornare a quel vecchio modello che vede che sia solo una parte a governare e gli altri ad aspettare, in una logica di alternanza che però lasci respiro all’azione politica. Quando si è in troppi, non c’è spazio nemmeno per le poltrone di tutti coloro che vogliono “mangiare” con la politica, e a noi, la gente, rimangono le briciole. Qui non è rimasto più nulla per chi ha piccole imprese, per la sicurezza di tutti i giorni, per dare quei servizi minimi e garantiti alla persona. E quindi è un passo avanti.
La politica italiana di oggi è però assolutamente autoreferenziale, si nominano tra di loro e lottano per sistemare le proprie vite, non quelle degli altri. Un passo è poco visto che indietro ne sono stati fatti troppi.
In un sistema del genere quindi, a votare devono essere coloro chre sono realmente interessati affinché governi l’uno o l’altro. Se tanto la gente rimarrà in una società con i campi nomadi legalizzati, con le prostitute per strada e con i negozi derubati quotidianamente (per fare degli esempi), non deve certo partecipare a queste “elezioni”.
Il 13 e 14 aprile, come ormai da moltissimi – troppi – anni, si voterà per quelli che fanno parte del sistema, e l’appello su queste pagine è soltanto uno:
se “mangiate” con l’una o l’latra parte, bene: esercitate il vostro diritto al voto, perché vi riguarda ed è giusto che lottiate per la vostra poltrona, sperando che almeno poi agirete con giudizio e con passione; se invece siete tra le persone libere, libere da conoscenze, da reti, da promesse di favore, allora non si capisce davvero il motivo per il quale dobbiate andare a votare.
La gente libera vota in democrazia, in partitocrazia vota solo chi è interessato a questa o l’altra sfera di potere.
Non c’è polemica, è semplice constatazione. Non sto condannando nessuno, dico solo che se il sistema è questo, finché ne sto fuori non devo esercitare alcun “diritto / dovere al voto”.
Buone votazioni.
Federico Armeni

Add comment Marzo 11, 2008
Fare politica in Italia: per noi giovani è doveroso
Come scrivo sulle pagine manifesto del sito – oggi completate – bisogna partire dal proprio territorio per fare politica da giovani.
Con azioni che per fortuna, grazie alla democrazia conquistata con fatica dal nostro Paese, possiamo (e dobbiamo) utilizzare. Sono semplici: basta organizzarsi, mettere per iscritto certe cose, guardare nelle palle degli occhi chi ti governa. Leggete e sfogliate il sito.
Presto la sezione per cominciare a unirci e conoscerci per cambiare idee, proposte e confronti, per chi come me non crede che davvero l’Italia sia diventato un Paese da cui scappare e basta… o quantomeno che questo sia talmente doloroso da dover comunque far qualcosa per lottare uniti… guardatevi attorno, nei vostri amici, nevostri colleghi, compagni, e vedete che c’è un Italia che studia, un Italia che lavora, un Italia che crede. C’è, diavolo, c’è!
Emigrare è sempre una sconfitta, ricordiamocelo (molto diverso da viaggiare o fare esperienza all’esterom cose importanti e stupende, ma che niente hanno a che vedere con lo scappare e il fuggire senza far niente per il luogo a cui apparteniamo)!
Federico Armeni

Add comment Marzo 8, 2008
No Country for… young men?
In questi giorni anche nelle sale italiane il film dei fratelli Coen “Non è un Paese per vecchi”, vincitore dei due principali Oscar (film e regia) di quest’anno. Questo titolo potrebbe essere ripreso e cambiato per l’Italia: NON è UN PAESE PER GIOVANI.
Il Paese dove i giovani devono essere sotto qualche barone, dove devono essere allevati e cresciuti all’ombra di un parente, di un amico, o semplicemente di qualcuno da servire.
Questo sistema è un sistema che sta cadendo e deve cadere, ma non nella maniera necessaria. La maniera necessaria è: lo sradicamento totale del fenomeno, e la liberazione incondizionata delle nuove azioni.
Una nuova politica deve prescindere dal “sistema di reti” che la politica odierna ha con sé, in cui ogni volta che si va a votare c’è una vera e propria campagna acquisti di deputati e senatori perché quello o l’altro porta quel “numero di voti”.
Diciamo basta a un sistema che vede nel voto una rete di controllo e uno strumento di potere, ma l’unico modo di fare politica è quella di conquistare i consensi soltanto grazie alle azioni per il bene comune e non per i favori personali.
Solo così riusciremo a sciogliere filmante parole chiave come: meritocrazia, responsabilità, giustizia.
“No country for young men” o “No young men for this country”?
Divertitevi vecchi politicanti, continuare a votarvi tra di voi, che noi a questo gioco non ci stiamo. Preferiamo rimanere su queste pagine online, e vedervi lentamente spegnere nella tristezza di un Italia sempre più carente di fondi e di azioni per tutti, per fare poche azioni per pochi.
La ragione in questo momento, è davvero distante da quella parola:
POLITICA.
Federico Armeni

Add comment Marzo 8, 2008