Archive for 11 Marzo 2008

Proposta per Roma: adibire tutto il verde a risorsa per i cittadini, a pagamento

Nel manifesto de “La mia politica” potete leggere come tocca partire dal proprio territorio per fare politica. Partite dalla vostra via, da quel verde abbandonato, da quella fermata dell’autobus fatiscente, e così via.

Ecco che per la mia città, che è Roma, vorrei proporre su queste pagine una cosa che, parlando con la gente, ho scoperto potrebbe essere preso con certo entusiasmo: adibire gli infiniti spazi verdi di Roma, soprattutto in periferia, a verde pubblico per l’utilizzo da parte dei cittadini. Fare un ingresso, due persone con un gazebetto all’ingresso, e un ingresso di 1- 2 euro a persona, e 50cents – 1 euro per cane, con possibilità di fare tessera annuali o mensili come quelle dell’autobus.

Questo comporterebbe il recupero di boschi e prati che nella capitale, che ammontano a più di mille. Pensate a quei prati pieni di preservativi al Portuense, o di quelle stupende collinette a Pisana, o a Torrevecchia, sull’Aurelia, dove non ci si sente sicuri e dove l’erba è troppo alta e irregolare.

Imparare anche dal passato si può. Non si sa perché ci teniamo a Villa Pamphili o parchi più piccoli come Villa Sciarra, Villa Flora e via dicendo, e non ci viene in mente di formare “nuove ville”. Perché non fare una villa Portuense, una villa Pisana? Comprendendo che per lo Stato potrebbe essere un costo troppo alto aprire tutti questi parchi, arriva qua la proposta di farlo a pagamento, e avere gli entroiti necessari per la gestione dei parchi con gli ingressi. Fermo restando che uno sforzo anche a livello di bilancio può e deve essere fatto in questo senso. I parchi sono vita, e la gente è stanca della mancanza di posti dove portare il cane, dove far giocare i bimbi, dove strimpellare una chitarra con gli amici.

Per Roma c’è bisogno di questo sforzo, ha troppe risorse per buttarle così al vento, ha il verde, ha la gente che è tanta, e i bisogni da soddisfare sono una risorsa anche per il Comune. Insomma, il doppio risultato di recuperare aree verde regalate al degrado (baraccopoli che nemmeno ci immaginiamo nascoste dietro gli alberi, e covi per puttane e depravati), e donarle alla gente, sembra essere una cosa non solo ragionevole, ma su cui discutere seriamente.

Federico Armeni

Add comment Marzo 11, 2008

In partitocrazia vota chi sta sotto qualche partito, in democrazia la gente

Sulle prossime elezioni ho già scritto qualcosa. E ho parlato di come ci sia un passo avanti verso una direzione, che vede però 100 passi per l’ottenimento di ciò che è necessario in politica: cioè il totale sdoganamento di ciò che è esistito, e il “ricomincio da zero” tanto atteso.

Una politica fatta di reti e legami, incatenata e senza libertà di movimento non serve a nessuno.

La polemica che lancio oggi è purtroppo soltanto una “constatazione dei fatti”, e non un muro contro qualcosa o qualcuno. La constatazione cioè che a seconda di chi governi “mangi” quella o l’altra parte politica, dove amici e parenti sono introdotti sotto qualsiasi livello senza alcuna meritocrazia e concorrenza.

Nella nostra azienda, assumeremmo sicuramente un amico o nostro fratello, è chiaro. Ma solo se li vediamo capaci di adempire a quel dovere. Qui ci mette gente su poltrone senza che abbiano pretese né competenze, senza programmazione, doveri o percorsi da compiere per un bene comune. E sopratutto lo Stato è la NOSTRA azienda. Non di qualcuno in particolare.

Diciamocela tutta: se tutto andasse bene, non staremmo certo a recriminare per una politica giovane e per una politica dei meriti, delle idee e dell’azione.

Qui siamo invece davanti a una immobilità inaccettabile, siamo di fronte a gente con morali discutibili, senza pudori né amore per nulla se non per le loro case abusive sugli scogli.

Alle prossime elezioni c’è la volontà di tornare a quel vecchio modello che vede che sia solo una parte a governare e gli altri ad aspettare, in una logica di alternanza che però lasci respiro all’azione politica. Quando si è in troppi, non c’è spazio nemmeno per le poltrone di tutti coloro che vogliono “mangiare” con la politica, e a noi, la gente, rimangono le briciole. Qui non è rimasto più nulla per chi ha piccole imprese, per la sicurezza di tutti i giorni, per dare quei servizi minimi e garantiti alla persona. E quindi è un passo avanti.

La politica italiana di oggi è però assolutamente autoreferenziale, si nominano tra di loro e lottano per sistemare le proprie vite, non quelle degli altri. Un passo è poco visto che indietro ne sono stati fatti troppi.

In un sistema del genere quindi, a votare devono essere coloro chre sono realmente interessati affinché governi l’uno o l’altro. Se tanto la gente rimarrà in una società con i campi nomadi legalizzati, con le prostitute per strada e con i negozi derubati quotidianamente (per fare degli esempi), non deve certo partecipare a queste “elezioni”.

Il 13 e 14 aprile, come ormai da moltissimi – troppi – anni, si voterà per quelli che fanno parte del sistema, e l’appello su queste pagine è soltanto uno:

se “mangiate” con l’una o l’latra parte, bene: esercitate il vostro diritto al voto, perché vi riguarda ed è giusto che lottiate per la vostra poltrona, sperando che almeno poi agirete con giudizio e con passione; se invece siete tra le persone libere, libere da conoscenze, da reti, da promesse di favore, allora non si capisce davvero il motivo per il quale dobbiate andare a votare.

La gente libera vota in democrazia, in partitocrazia vota solo chi è interessato a questa o l’altra sfera di potere.

Non c’è polemica, è semplice constatazione. Non sto condannando nessuno, dico solo che se il sistema è questo, finché ne sto fuori non devo esercitare alcun “diritto / dovere al voto”.

Buone votazioni.

Federico Armeni 

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