Archive for Maggio 2008

Alemanno, e il conto con l’elettorato moderato: l’occasione per “la grande occasione”

Una delle cose maggiormente apprezzate di ciò che il Sindaco di Roma Gianni Alemanno ha detto, è il riconosicmento della vittoria grazie al voto di una buona fetta di elettorato “moderato”, storicamente pendente dalla parte “democratica di centro – sinistra”.

La vittoria è avvenuta grazie alla scelta di “gente di sinistra” di mettere alla prova qualcuno di diverso.
Ora Alemanno, finita la campagna elettorale, deve davvero guardare a ciò dove deve dare continuità rispetto al precedente Sindaco (Veltroni ha fatto moltissimo), e dove deve dare un segno di discontinuità (Veltroni ha tralasciato il capitolo decoro urbano, a cominciare dall’accettazione delle baraccopoli e dei campi nomadi).

Il voto dell’elettorato di sinistra ha fatto sì che davvero Alemanno avesse in mano la palla per quella grande condivisione di valori di cui la destra ha fatto motivo di campagna elettorale in questi due anni. Il fatto che la gente stessa volesse che la contrapposizione politica finisse nell’ideologia ma rimanesse nelle “scelte politiche”, ha reso possibile questo grande passo. Non si poteva più discutere di comunismo e di fascismo, e nel 2008 si è deciso di lavorare tutti in un senso comune, perché la poliica è davvero una e una sola. Si può essere divisi sul modo, ma non sulla sostanza.

La sostanza è data dall’ambiente, dallo stato sociale, dalla solidarietà, dall’economia, dalla giustizia. Il modo per raggiugere questi scopi possono essere più o meno radicali, conservatori o progressisti, ma l’importante è che non si metta mai in dubbio che un povero vada aiutato a sollevarsi dalla sua condizione, che dei giovani possano essere messi in condizione di fare una famiglia, che un parco non può essere massacrato per dei palazzoni, che la mafia sia sempre un male da estirpare.

Alemanno a Roma può e deve proseguire il piano legato alla sensibilizzazione verso i trasporti pubblici, deve continuare a programmare grandi opere (la metro è arrivata con 15 anni di ritardo, ma meglio tardi che mai… davvero si doveva aspettare Veltroni per farla? Se ne parla dagli anni ‘90 di fare 5 linee di metro!), deve proseguire nell’ottima gestione della cultura e degli eventi di qualità legati alle arti, alla musica, il cinema. Deve nel contempo ridare spinta al rispetto delle regole, all’epurazione di fenomeni come prostituzione, nomadismo e vandalismo che a Roma son diventati inaccettabili. Una discontinuità che deve essere data anche con quelle “classi di potere” di cui Alemanno ha parlato in campagna elettorale: le politiche devono essere fatte senza guardare in faccia a nessuno, pe ril bene di tutti. Nons i può rispondere alle esigenze solo di chi ha formato comitati e associazioni, e quindi porta voti. Quella politica del “tu mi porti voti quindi ti concedo questo”, deve finire.

I moderati hanno anche detto a Alemanno che quando si deve costruire e cementificare, si deve prima dare i servizi a quei cittadini che andranno a abitare nelle nuove zone create, e non fare come il precedente Sindaco, che prima ha costruito e poi ha cominciato a programmare come fare muovere la gente che ci abita e come farla stare al sicuro. Facendo vivere loro in quel frattempo (spesso 5 o 6 anni) dei disagi clamorosi.

Un Alemanno che pensi anche al presente oltre che al futuro. Che abbatta l’emergenza parcheggio, che metta le foze dell’ordine al servizio dei cittadini e non contro, che perdano tempo a controllare permessi di soggiorni e a svuotare la droga dalle macchine di sospetti, piuttosto che mandare gli ausiliari del traffico a controllare il ticket.

Un voto moderato di grande importanza, un match ball in mano alle destre per dimostrare che i valori di nazionalismo e orgoglio nazionale siano valori applicabili grazie al lavoro della gente e a una società che funzioni, piuttosto che con la forza delle armi e del despotismo.

Roma aspetta così questo nuovo Governo, e che davvero si possa ricominciare a parlare dell’Italia come un paese di luce e speranza, quel “giardino d’Europa” che tutti ci riconoscevano fino a 20 anni fa. Roma sarà il test più importante per Berlusconi e co. Aspettiamo fiduciosi: questa si dovrà dare atto che si è davvero partiti da zero, senza pregiudizi di sorta. L’occasione per “la grande occasione” è stata data, sta a questo politicanti di cui abbiamo sempre meno fiducia, sfruttarla al massimo e anche oltre le nostre più rosee attese.
Federico Armeni

Add comment Maggio 3, 2008

Rutelli bocciato, e le nuove prospettive dei Popolari a Roma

“La sconfitta di Rutelli a Roma”: molti parlano e scrivono così, prima di dire “la vittoria di Gianni Alemanno”. I 60mila votanti di centro sinistra che hanno votato Zingaretti e non Rutellli, infatti testimoniano l’insofferenza nei confronti di un candidato già visto e già sentito. Vediamo precisamente i motivi del cambiamento storico della città di Roma, che porta preoccupazioni, ma anche la prospettiva di un cambiamento veramente condiviso.

Sarà che ormai i “saluti fascisti” non preoccupano più, perché etichettati dallo stesso entourage di Fini come “ignoranti” (d’altronde il gesto è contro la legge, visto che la Repubblica Italia è fondata sul valore, condiviso, dell’antifascismo e della libertà), e dargli importanza è come dare importanza a chi dice “brucerei vivi gli zingari”, o cose del genere. Son cose che si dicono e si fanno per sfogo, sena prenderle troppo sul serio.

Ora la destra sembra più appetibile anche per i romani. Si è capito forse che il peso del passato non ha più ragion di essere, quel passato sì strumentalizzato troppe volte dalla sinistra per fare poi il proprio “porco comodo”.

E’ da qui che nasce l’insofferenza, di un elettorato così vasto e propriamente “di sinistra”, ma che oggi non si riconosce più in nessuna etichetta. “Di sinsitra” oggi significa credere in dei valori in realtà condivisi. La parte del “Popolo delle libertà” ha spinto molto in questi anni per far sì che la contrapposizione politica sia su ragioni prettamente politiche (un ponte sullo stretto o no, una casa della cultura o no?) e non ideologica. E la battaglia sembra esser vinta.

L’elettorato di centro sinsitra che si sposta è la consegna di una chiave, quella della fiducia affinché davvero si possa credere che certi errori non avvengano più e che garanzie fondamentali come ambiente, stato sociale, innovazione, siano inopinabili.

La scelta oggi, come dice Andreotti, “è tra buoni democratici”. Rutelli ha perso perché non prende più voti ideologici, non ha più quei voti della gente che “vota comunque per paura dell’altro”. Ha preso anche i voti di “ex comunisti”, che in Italia non mangiano bambini, ma hanno aiutato in maniera decisiva la costruzione di uno Stato libero. Le ideologie appartengono al passato, tutti devono lavorare per un bene comune e per valori condivisi. Bisogna puntare sui programmi e sui problemi veri della gente, e non a parole. I cambiamenti tocca vederli.

La bocciatura è per Rutelli perché Veltroni fu eletto per due volte con una maggioranza trasversale, e perché i dati sul suo lavoro sono più che positivi. Veltroni, in mezzo alla grande economia, all’aumento dei servizi, alla valorizzazione della cultura, aveva però un tallone d’achille: la “sicurezza”. Roma non è una città insicura sia per dati sia per percezione di sicurezza da parte della gente, e bisogna stare attenti almeno quanto qualsiasi altra metropoli super abitata e in cui c’è, davvero, “di tutto”.

La gente era però basita nel vedere che “i campi nomadi” siano legalizzati, basita nel vedere che una baracca possa davvero esistere senza essere smantellata, anche con “violenza”, quella di Stato, quella di forse dell’ordine pagate per mantenere decoso e pubblica sicurezza. Basiti nel vedere africani vendere griffe copiate sui ponti storici di Roma, o davanti agli stessi negozi di moda.

Il concetto che i vigili urbani dovessero occuparsi di panni stesi e macchine parcheggiate male piuttosto che degli zingari e dei malavitosi in giro a rubare, è stato rifiutato dai romani. Il concetto che operai romeni possano lavorare qui come fantasmi, in nero nei cantieri autorizzati dal Comune di Roma, senza alcun controllo, non è ammissivile. Ma come: si professa la sicurezza degli operai, e poi basta andare in un qualsiasi cantiere e vedere gente che lavora in nero senza alcuna norma di sicurezza? Insomma, la grossa ipocrisia tra il dire e il fare ha perso, e quando Rutelli dice che è stata strumentalizzata, dice una ovveità: normale puntare su un difetto – grave ed evidente – della città. Alemanno non poteva certo criticare la metropolitana o l’auditorium, il pil alle stelle e il programma di nuove costruzioni che ha dato casa a migliaia di persone. Chiaro criticare l’illegalità, sotto gli occhi di tutti.

Alemanno dovrà ora lavorare per un cambiamento condiviso, affinché parole come quelle dette da ieri sera a “Porta a Porta” da Ronchi (”l’auditorium è un ritrovo per la gente dei parioli) decadano nel vuoto dell’ignoranza davanti a qualcuno maggiormente informato di lui che gli spieghi come l’auditorium sia un polo culturale di tutti, centrale per la città, e che da lavoro a centinania di persone. E la cultura sembra essere un settore a rischio davanti ai colpi ideologici che devono necessariamente decadere, perché, anche questi, inammissibili (la cultura, è sempre il futuro. La conoscenza, il dare rispsota alle curiosità di giovani, dargli qualcosa in cui credere e di cui interessarsi).

Insomma, riuscirà davvero il centro destra ad ascoltare gli altri e abbandonare le stesse ragioni ideologiche così irritanti che c’erano dall’altra parte, e che non vogliamo ora rivedere nuovamente da questa? Che si riparta dai fatti, dalla mancanza di pedonalizzazione della città, alla mancanza di servizio pubblico, dai problemi dei parcheggi a quelli della pulizia, dai campi nomadi alle baraccopoli sul Tevere e aree verdi.

Forza Roma? Questa volta è veramente il caso di dirlo.

Federico Armeni

1 comment Maggio 3, 2008


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