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Analisi Politica delle elezioni in Italia aprile 2008
L’analisi politiche delle ultime elezioni politiche in Italia parte da due punti di vista, che sono gli stessi di cui abbiamo parlato prima del 13 e 14 aprile: l’analisi di un sistema politico italiano pieno di errori e contraddizioni, e l’analisi del risultato del voto degli elettori italiani in questo stesso sistema.

Sul primo punto stavolta mi limiterò a una semplice premessa: rimanere con quel numero di parlamentari e di senatori con gli stessi privilegi e gli stessi sprechi di sempre, è uno scandalo. Come è uno scandalo la non elezione delle persone elette, già decise prima con delle liste ferme e bloccate dai partiti. Il sistema a livello locale, infine, ha fatto sì che la proposta di un singolo cittadino a candidarsi o a farsi partecipe delle attività politiche non potesse essere accolta, se non in ragione di un “reale interesse di partito” (ad esempio, “avere da portare voti”).
Sul secondo punto, queste elezioni hanno portato al risultato positivo da noi annunciato: andare verso un sistema politico occidentale moderno. Fino a ieri avevamo ancora ramoscelli e fiori a simboleggiare delle parti politiche, oggi stiamo andando incontro alla contrapposizione tra “Democratici” e “Popolari”, un po’ come in tutto il mondo (vedi ultime elezioni americane, tra democratici e repubblicani). In Paesi più di tradizione socialista c’è una contrapposizione meno centrista e più progressista: come in Spagna, dove i socialisti, da noi scomparsi, sono al Governo e si contrappongono ai popolari.
Il merito di Walter Veltroni è indubbio, che non solo ha fatto sì che si formasse un partito democratico riconoscibile a livello mondiale, ma è riuscito anche ad escludere quella parte comunista decaduta da decenni in tutti gli altri Paesi (persino in Spagna). La scomparsa di Fausto Bertinotti meriterebbe un capitolo a parte, ma di sicuro quella sinistra dei no e delle ideologie è bene che non ci sia più, se non altro per le ragioni storiche del recente passato (due governi caduti, sempre in favore di Berlusconi).
Berlusconi, dal canto suo, ha reagito “alla Veltroni”, dimostrandosi ormai anche lui un vero politico. Ha fatto due calcoli, e ha intrapreso la strada verso il Ppe (partito popolar europeo). Ha preso due piccioni con una fava, includendo a sé An, che ancora si portava dietro strascichi fastisti, e escluso l’Udc, che in nome di interessi clericali ostacolava una politica maggiormente liberale. Scomapre il simbolo “Forza Italia” che, al pare dei ramoscleli e dei fiori, era un simbolo prettamente da Repubblica Italiana…
L’appoggio di Bossi sembra essere l’unico eventuale freno per una politica meno statalista e più liberista in Italia. Anche se forse, una politica che riparta dal dato di fatto che non si possono continuare a dare miliardi di euro al Sud per farli assolutamente sparire (dove è la Salerno – Reggio Calabria?), sarebbe necessaria.
Come hanno scritto tutti i giornali, sta ora solo e soltanto a Berlusconi dimostrare che nessuno è diavolo né santo, ma che si possono davvero fare le cose giuste anche in Italia. Il Cavaliere ha l’occasione per non stare a rispondere di processi e leggi ad personam (indubbiamente molti nodi rimasti irrisolti), ma a far parlare di fatti, di leggi per la gente, e di miglioramenti per la vita di tutti.
L’Italia è un Paese con giovani sconsolati che vogliono sempre di più emigrare, e per fermare questo flusso bisogna dare lavoro (flessibile sì, precario no) e prospettive (famiglia o comunque indipendenza).
Chi si è fatto carico di valori che dovrebbero essere condivisi (come lo stato sociale e l’ambiente… vedi Verdi e Rifondazione Comunista, guarda caso prorpio quella “sinsitra arcobaleno” purgata alle elezioni), potrebbe finalmente svelare agli italiani che era tutta una farsa per prendere poltrone, e che invece la ragione politica è una soltanto e non può certo fare a meno di valori come giustizia sociale e ambiente. E che quindi anche “l’altra parte politica”, può lavorare in ragione di interessi comuni, secondo la filosofia “sto bene, finché anche gli altri stanno bene”.
Una nuova strada si è aperta, i partiti al governo sono 6, i comunisti non esistono più nemmeno in Italia, la parte strettamente legata alla Chiesa è fuori dalla maggioranza, e il Pd inizia la strada che lo porterà tra 5 anni a presentarsi all’Italia come una grande alernativa di Governo democratica, moderna ed europeista. ça funzione moralista di una parte verso l’altra è decaduta, e dall’analisi degli errori di tutti si può ripartire con umiltà.
Auguri a Veltroni e Berlusconi, nella coscienza del fatto che allo stato delle cose si sta governando con un sistema partitocratico e non democratico, come da noi criticato e denunciato in passato. Ma le condizioni per fare comunque del bene a questo Paese ora ci sono, e non resta che “attendere fiduciosi”.
Federico Armeni
Nota: Le analisi riguardo “il mio territorio”, verranno presto pubblicate, in ragione dell’attenta analisi dei voti (nel Comune di Roma, al Municpio Xvi di Roma, e a Santa Marinella)
1 comment Aprile 17, 2008
In partitocrazia vota chi sta sotto qualche partito, in democrazia la gente
Sulle prossime elezioni ho già scritto qualcosa. E ho parlato di come ci sia un passo avanti verso una direzione, che vede però 100 passi per l’ottenimento di ciò che è necessario in politica: cioè il totale sdoganamento di ciò che è esistito, e il “ricomincio da zero” tanto atteso.
Una politica fatta di reti e legami, incatenata e senza libertà di movimento non serve a nessuno.
La polemica che lancio oggi è purtroppo soltanto una “constatazione dei fatti”, e non un muro contro qualcosa o qualcuno. La constatazione cioè che a seconda di chi governi “mangi” quella o l’altra parte politica, dove amici e parenti sono introdotti sotto qualsiasi livello senza alcuna meritocrazia e concorrenza.
Nella nostra azienda, assumeremmo sicuramente un amico o nostro fratello, è chiaro. Ma solo se li vediamo capaci di adempire a quel dovere. Qui ci mette gente su poltrone senza che abbiano pretese né competenze, senza programmazione, doveri o percorsi da compiere per un bene comune. E sopratutto lo Stato è la NOSTRA azienda. Non di qualcuno in particolare.
Diciamocela tutta: se tutto andasse bene, non staremmo certo a recriminare per una politica giovane e per una politica dei meriti, delle idee e dell’azione.
Qui siamo invece davanti a una immobilità inaccettabile, siamo di fronte a gente con morali discutibili, senza pudori né amore per nulla se non per le loro case abusive sugli scogli.
Alle prossime elezioni c’è la volontà di tornare a quel vecchio modello che vede che sia solo una parte a governare e gli altri ad aspettare, in una logica di alternanza che però lasci respiro all’azione politica. Quando si è in troppi, non c’è spazio nemmeno per le poltrone di tutti coloro che vogliono “mangiare” con la politica, e a noi, la gente, rimangono le briciole. Qui non è rimasto più nulla per chi ha piccole imprese, per la sicurezza di tutti i giorni, per dare quei servizi minimi e garantiti alla persona. E quindi è un passo avanti.
La politica italiana di oggi è però assolutamente autoreferenziale, si nominano tra di loro e lottano per sistemare le proprie vite, non quelle degli altri. Un passo è poco visto che indietro ne sono stati fatti troppi.
In un sistema del genere quindi, a votare devono essere coloro chre sono realmente interessati affinché governi l’uno o l’altro. Se tanto la gente rimarrà in una società con i campi nomadi legalizzati, con le prostitute per strada e con i negozi derubati quotidianamente (per fare degli esempi), non deve certo partecipare a queste “elezioni”.
Il 13 e 14 aprile, come ormai da moltissimi – troppi – anni, si voterà per quelli che fanno parte del sistema, e l’appello su queste pagine è soltanto uno:
se “mangiate” con l’una o l’latra parte, bene: esercitate il vostro diritto al voto, perché vi riguarda ed è giusto che lottiate per la vostra poltrona, sperando che almeno poi agirete con giudizio e con passione; se invece siete tra le persone libere, libere da conoscenze, da reti, da promesse di favore, allora non si capisce davvero il motivo per il quale dobbiate andare a votare.
La gente libera vota in democrazia, in partitocrazia vota solo chi è interessato a questa o l’altra sfera di potere.
Non c’è polemica, è semplice constatazione. Non sto condannando nessuno, dico solo che se il sistema è questo, finché ne sto fuori non devo esercitare alcun “diritto / dovere al voto”.
Buone votazioni.
Federico Armeni

Add comment Marzo 11, 2008
No Country for… young men?
In questi giorni anche nelle sale italiane il film dei fratelli Coen “Non è un Paese per vecchi”, vincitore dei due principali Oscar (film e regia) di quest’anno. Questo titolo potrebbe essere ripreso e cambiato per l’Italia: NON è UN PAESE PER GIOVANI.
Il Paese dove i giovani devono essere sotto qualche barone, dove devono essere allevati e cresciuti all’ombra di un parente, di un amico, o semplicemente di qualcuno da servire.
Questo sistema è un sistema che sta cadendo e deve cadere, ma non nella maniera necessaria. La maniera necessaria è: lo sradicamento totale del fenomeno, e la liberazione incondizionata delle nuove azioni.
Una nuova politica deve prescindere dal “sistema di reti” che la politica odierna ha con sé, in cui ogni volta che si va a votare c’è una vera e propria campagna acquisti di deputati e senatori perché quello o l’altro porta quel “numero di voti”.
Diciamo basta a un sistema che vede nel voto una rete di controllo e uno strumento di potere, ma l’unico modo di fare politica è quella di conquistare i consensi soltanto grazie alle azioni per il bene comune e non per i favori personali.
Solo così riusciremo a sciogliere filmante parole chiave come: meritocrazia, responsabilità, giustizia.
“No country for young men” o “No young men for this country”?
Divertitevi vecchi politicanti, continuare a votarvi tra di voi, che noi a questo gioco non ci stiamo. Preferiamo rimanere su queste pagine online, e vedervi lentamente spegnere nella tristezza di un Italia sempre più carente di fondi e di azioni per tutti, per fare poche azioni per pochi.
La ragione in questo momento, è davvero distante da quella parola:
POLITICA.
Federico Armeni

Add comment Marzo 8, 2008
Liste bloccate
Uno dei problemi della democrazia italiana è la famosa partitocrazia. Il concetto che la politica si possa farla solo entrando in una sede di partito chiedendo in punta di piedi il permesso per fare qualcosa, è ormai scontato.
La famigerata rivoluzione non può certo avvenire dall’oggi al domani, e i piccoli segnali che stiamo vedendo questi giorni nella nostra politica, sono quasi dei pagliativi se pensiamo che noi, di fatto, non possiamo pensare di candidarci, di fare sul campo un’azione politica, sociale, economica.
Bisogna comunque schierarsi. Da una parte o dall’altra.
Finché rimarrà questa contrapposizione, dove il peccato non sembra essere esente in nessunissima parte, un giovane non può entrare in politica in maniera pura. Eppure noi vogliamo solo rimanere le persone che siamo, vogliamo rimanere puri. Non venderci l’anima. Portare avanti idee nostre, non “di partito”.
Le liste bloccate del Partito Democratico sono in controtendenza alla tanto promossa “aria di novità” che Veltroni ha annunciato. Un’aria di novità che purtroppo puzza di pesce scongelato, perché a quanto mi risulta i vari Amato – D’alema- Turco – Bindi e via dicendo sono sempre là e anzi assumono posizioni sempre più forti.
Il Popolo delle Libertà è aperto maggiormente ai giovani e a chi volesse entrare “in campo”, ma anche qui i dubbi sono su quel simbolo, sul fatto che tocca comunque schierarsi sotto un simbolo e un nome viziati. Le facce di Ronchi-Schifani-Bonaiuti-La russa-Tremonti-Vito aleggiano sovrane, e se le nuove facce sono la Branbilla e la Prestigiacomo (imbarazzante), dovete dirmi come, anche la buona opportunità offerta da Silvio Berlusconi, possa essere davvero tale. Si può fare azione vera e pura con quella classe dirigente?
Le liste bloccate sono un problema tutto di sinistra, dove ci si accoda per un posto, e dove conoscenze, amicizie e promozioni interne sono all’ordine del giorno. E dove uno sconosciuto che entra nel circolo non è visto come una risorsa, ma come un rompipalle, e nel migliore dei casi come un voto da prendere. Le liste molto meno bloccate del Popolo della Libertà sembrano però non convincere per la struttura del partito che non sembra fatto davvero da giovani realtà e soprattutto da gente competente e piena di sensibilità quale ci sia davvero bisogno. E’ allo stesso modo vero che se non abbattiamo le nostre remore vero quell’immagine e quell’ideale, la politica non la si riuscirà forse mai a farla. Forse bisognerebbe tentare, e vedere fino a che punto la propria libertà di pensiero / azione può andare avanti.
Questo post era un post dovuto per analizzare uno degli aspetti pratici più importanti della politica italiana, dove di fatto se vuoi “entrare”, devi assoldarti e stare a delle regole limitanti il pensiero originario. L’idea, il sogno, il desiderio di cambiamento, sono valori che cadono sotto i colpi dell’annoso iter per fare politica, e che invece vanno assolutamente preservati.
Lasciamo correre le nostre idee, liberate i vostri sogni, tramutate il vostro desiderio di cambiamento in qualcosa di buono e di propositivo.
Federico Armeni

Add comment Febbraio 22, 2008
Verso le elezioni del 13 aprile 2008, Italy
Un sito che sta nascendo velocemente sull’onda dell’assoluto bisogno di poter dire e proporre qualcosa al di fuori dei temi lanciati su televisione e grandi media dai soliti partiti, non può nel mentre della sua organizzazione omettere alcune valutazioni fondamentali riguardo l’attualità e verso quello che dovremmo fare con l’arrivo delle elezioni del 13 e 14 aprile.
Innanzitutto il dogma “la politica è fatta di persone, e non di simboli”, è irrinunciabile. Nella situazione in cui ci troviamo oggi, non possiamo certo – almeno noi giovani – andare a votare per parti politiche con un passato fallimentare. Probabilmente possiamo andare alle urne “per la persona”, sapendo la sua validità e sapendo che potrà combattere davvero per qualcosa (precisazione d’obbligo: per combattere si intende l’azione politica, non certo qualcosa che va oltre il lavoro del politico. Come leggete nel manifesto, credo fermamente che l’unico modo per decidere e cambiare le cose è quello di poter entrare nel sistema e cambiarlo da dentro, dando il buon esempio).
Verso le elezioni, ci troviamo di fronte non al “grande cambiamento” che purtroppo queste affannate parti politiche (affannate a convincerci di chissà quali svolte) vogliono farci credere, ma a un passo fondamentale della nostra politica in cui non si sceglie di stare insieme per i numeri, ma per le idee programmatiche.
Il “mea culpa” del centro – sinistra di Walter Veltroni ha smosso davvero qualcosa. Un mea culpa indiretto, ma chiaro ed evidente a tutti gli italiani: abbandonando quella sinistra massimalista fatta di soli idealismi, si è ammesso chel’Italia quando c’era Prodi è sempre stata governata con un “confilitto interno”. Un conflitto a tratti fastidioso, spesso insanabile, che ha portato a compromessi da una parte e dall’altra senza avere una reale politica di decisione. Veltroni volta pagina da uomo politico intelligente e esperto quale è, e abbandona la presunzione – quella avuta da Prodi – di poter governare un paese coi numeri, con quei 2 o 3 senatori che in virtù di compromessi continuano a sostenerti.
Silvio Berlusconi è ciò che rappresenta in parallelo Veltroni. Ha risposto positivamente formando un partito unico (anche se i maliziosi proposticano che è solo un cartello elettorale, dopo il quale Forza Italia e An tornano per conto proprio: ma sarebbe una pagliacciata che gli italiani non perdonerebbero) , ha scaricato una parte con la quale è dovuta scendere a compromessi in passato (l’Udc, nata come prosecuzione della democrazia cristiana…), e ha indirettamene ammesso l’inefficenza dei suoi governi, sempre ostaggio di compromessi parlamentari (anche se in misura decisamente minore, sia per il numero minore di forze “contrarie” all’interno, sia per il numero elevato di parlamentari e senatori di vantaggio, rispetto al governo di Prodi).
Tra i peccati originari, tra gli errori del passato di cui dobbiamo comunque tenere conto per guardare a presente e futuro, rimangono purtroppo due grosse problematiche: la legge elettorale, l’autodefinito dal centro-destra “porcellum” (dall’affermazione di Calderoli “la legge fatta da noi è una porcata”), e il sistema democratico diventato partitocratico, non più per la gente, ma per le amicizie e le relazioni interne ai partiti.
Incredibile come si sia votato una volta con una legge sbagliata, e come autolesionisticamente si rivada a votare con la stessa. E ciò, nonostante il Presidente della Repubblica avesse identificato come il cambio di legge una urgenza istituzionale per l’Italia. Il senso delle istituzioni d’altronde non è “cosa nostra”, e anche colui che aveva raccolto firme per il referendum di cambiamento della legge elettorale (cioè Fini) ha dichiarato di voler andare al voto con questa legge. E’ però, da un altro punto di vista, comprensibile come la parte politica contrapposta a quella precedente richieda le elezioni una che un governo è caduto, un governo la quale agonia iniziò dal giorno dopo le elezioni (con i litigi sulle poltrone).
Sul sistema partitocratico, le responsabilità vanno a tutti i governi precedenti, alla storia stessa della politica italiana. Una politica che consente ricandidature su ricandidature, che permette a un senatore di sedere per 7 legislature su una poltrona, che non fa sì che un cittadino che voglia fare politica possa alzarsi e farla davvero. I partiti decidono, devi entrare nel loro cuore, nel loro sistema. Ti allevano. Non è possibile avere delle proprie idee e portarle avanti così come sono. La tua ingenuità, i tuoi sogni, devono essere corrotti.
Nel sistema partitocratico inoltre tutto è contrapposizione, una parte e l’altra si detestano perché se vince l’uno occupa qualla poltrona che avresti voluto tu, e viceversa. Non c’è una effettiva volontà unidirezionale, quella data dall’etica politica, che va verso l’unico obiettivo del “bene per la società”.
In conclusione, per oggi, diciamo che si va a votare con un cambiamento avvenuto per far sì che poche parti decidano e non si creino accozzaglie di partiti che la pensano in maniera diversa (molto positivo), ma di fatto quei partiti sono sempre loro, e un cambiamento è difficile se fatto con le stesse persone che hanno fallito.
Questa è un’analisi di quelle che bisogna fare oggi per partire da zero, senza partire da preconcetti e demonizzazioni, ma capendo veramente quali siano gli elementi di disturbo per la democratizzazione italiana, e per far sì che il processo vitale della politica torni – come è natura – dalla parte dei giovani e delle prospettive future.
Tutte le risse, gli insulti, e i processi l’uno contro l’altro non ci interessano. A noi interessa l’Italia, interessano le persone, e la difesa di tutti quei valori civili dei quali tutti dovremmo essere incarnazione e buon esempio.
Federico Armeni.

Add comment Febbraio 21, 2008