Parti dal tuo territorio: io parto dal mio

Quando si pensa alla politica, oltre che farsi venire il vomito per la clamorosa azione mediatica perfettamente riuscita della “vecchia politica (quale cosa più facile per raccomandare amici e parenti in maniera indisturbata, se non quella di allontanare tutti gli altri, indignandoli?), si pensa a un qualcosa che è difficile fare, quasi impossibile. Si pensa a un qualcosa di irraggiungibile, di indefinibile di “non si sa dove cominciare”.

La politica – se leggete soprattutto non solo qualche saggio, ma anche la semplice definizione del dizionario (nelle prime tre righe troviamo parole come “arte” e “confronto”) – la si fa partendo da sé stessi, dai propri bisogni, da ciò che si osserva attorno, da ciò che vorremmo migliorare intorno a noi.

Se ognuno fosse “sentinella di ciò che vede”, anche il globale sarebbe migliore. Il mondo che vediamo è fatto da una “somma di locali”, e solo noi che abitiamo e siamo vissuti in quel posto, possiamo fotografare perfettamente eventuali stalli della politica e sue impunenza, mancanza o peggio ancora azioni negative e danneggianti.

“Io parto dal mio”, di territorio. Intendo dire che guardo intorno a dove abito, guardo il mio municipio, la mia città. Le azioni da fare sono semplici. Andare dai vigili, e rilasciare dichiarazioni verbali e scritte circa un disagio, passare dal municopio, e chiedere di incontrare qualcuno, partecipare come pubblico nei consigli, scrivere lettere ai giornali, e fare esposti presso la Procura della Repubblica. Azioni democratiche assolutamente efficaci. Pensate che se tutti segnalassimo quel marciapiede assente o quell’incostituzionalità di un non servizio, i politici attuali smetterebbero di pensare soltanto a “affari di cortile”. Sarebbero talmente impegnati ad ascoltare centinaia di persone alle quali per legge devono rispondere, che non ci sarebbe possibilità diversa di quella di fare le cose come DOVREBBERO essere fatte.

Partite tutti dal vostro territorio, cominciate a fare politica partendo dal faro che manca davanti casa o dalla fermata dell’autobus lontana o dall’inesistenza del parcheggio: cambierete la società italiana, e passeremo dall’oblio dell’indifferenza alla luce dell’evidenza.

Quale è il mio territorio e quali i miei obiettivi per essi?:
Municipio XVI di Roma: sicurezza della zona periferica del quartiere Monteverde, individuazione responsabilità di disagi civili degli abitanti della zona Colle Aurelio, programmazione di una solta per l’annosa questione di Via di Brava, vergognosamente lasciata abbandonata a prostituzione, degrado, insicurezza, incostituzinalità.

Sogno una zona con un potenziale enorme con uno sviluppo civile e sociale coerenti con le regole comuni del buon vivere, senza le barbarie visibili quotidianamente nella zona (scarichi abusivi, mignotte e mancanza segnaletica stradale, amncanza marciapiede e pubblica mobilità).

Santa Marinella: programmazione efficiente di viabilità, nuove opere pubbliche, edilizie e iniziative per la cultura e i giovani.

Sogno una cittadina modello, capace di non copiare Roma quanto a abusi e mancanza di programmazione ponderata, ma capace di imporsi come modello di coesione tra sviluppo economico, sociale e ambientale di alto profilo culurale.

(per gli “obiettivi sul campo”: >questa pagina<)

Leave a Comment

Required

Required, hidden

Some HTML allowed:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <pre> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed