Esito Elezioni del Comune di Roma, e del Municipio Xvi
Aspettavo per vedere il risultato del ballottaggio per valutare il quadro politico delle elezioni a Roma, ma poi mi son reso conto che i dati alla mano, e il ballottaggio in sé, sono già da analizzare. Dopodiché, parleremo del vincitore. Ma l’esito del 13 e 14 aprile ha detto che a Roma si va al ballottaggio. Così come in più dei metà dei Municipi. Cosa che non accadeva da 14 anni. Ma andiamo con ordine.
La botta che il centro sinistra ha subito – un po’ per colpa del malgoverno di Prodi e delle sue irritanti diversità (Mastella – Bertinotti son coloro che hanno pagato alla grande e, direi, giustamente) e un po’ per la capacità comunicazione e demonizzatrice di Berlusconi – si riversa anche sulla capitale.
Capitale che è stata roccaforte del Pd, ma che per quanto riguarda la scelta del Sindaco, ha avuto “l’aggravante Rutelli”. Evidentemente la scelta di ricandidare uno che è stato giò Sindaco ai romani non è piaciuto, e ne è testimonianza il 3 percento di voti in più che Zingaretti, alla Provincia, ha preso rispetto a Rutelli: come dire che c’è gente che ha votato Zingaretti, ma che poi Rutelli non l’ha voluto votare.
Le strumentalizzazioni de “l’altra parte politica” hanno fatto sì che si dicesse che la bocciatura è anche stata fatta su Veltroni, ma sono solo supposizioni: infatti Veltroni 3 anni fa fu votato con una maggioranza assoluta schiacciante, e i dati su Roma – sicurezza a parte – sono confortanti.
Ecco, la sicurezza: l’invasione degli zingari sta pesando fortemente sulla scelta del Sindaco, e se Il Pdl si fa carico di cacciare via 20mila immigrati irregolari, è chiaro la gente è spinta da questa parte. Rutelli e Veltroni hanno aperto Roma a tutti, nel bene e nel male. La città è cresciuta culturalmente in maniera macroscopica, ma la mancanza di filtro e di arginamento delle attività e dei flussi stranieri, ha fatto sì che la situazione sfuggisse di mano, e che lo straniero venisse prima dei romani.
Anche per le case è così: i romani non ce la fanno più a sostenere questi costi della vita, e la vendita della casa, visti i prezzi, resta l’unico modo per fare cassa. I romani stanno sparendo dal centro, perché con un milione di euro possono farsi una villa a 15 minuti dal centro storico. Veltroni ha costruito molto sul Gra, e lì i romani si sono insediati. Ma questi quartieri nuovi sono stati davvero una conquista? All’inizio sembrava di sì (costruire in largo e non in alto), ma oggi, vedendo la situazione dei vari cantieri (gente che abita da anni senza autobus, marciapiedi, illuminazione), queste micro-città stanno condannando la politica del partito democratico, per le loro inefficienze.
Alemanno è il nuovo, e la gente punta a cambiare. Cambiare le cose in una città che meriterebbe un po’ di regole e raziocinio in più, dove i Municipi dovrebbero collaborare e non litigare sui confini. Deve finire la storia che finché è un municipio si fa la pista ciclabile, e appena la strada diventa di un altro, la pista si blocca.
A proposito di Municipi, il Sedicesimo, di cui mi son occupato in quanto “mio territorio” (vedete la sezione “Parti dal tuo territorio”) ha visto la conferma di Fabio Bellini, anche se il blocco di centro sinistra ha perso il 14 % dei consensi, più di quanti ne abbia persi a livello nazionale rispetto a Berlusconi. Una conferma con un bagno d’umiltà insomma, che potrà servire alla giunta di Centro Sinistra di ripartire dagli errori fatti e costruire un Municipio 16 più legato: il Municipio di Monteverde vede infatti delle carenze quanto a pubblica mobilità davvero inquietanti: Bellini e co. si sono quasi dimenticati che hanno progettato di costruire lungo l’Aurelia centinaia di case, eppure non danno loro, da subito, i servizi necessari per garantire diritti dovuti, scritti nella Costituzione. Pensate alla zona intorno a Panorama e al Cmaping internazionale, eppure grandissime e importanti strutture: sono legate da un tunnel pedonale a dir poco scandaloso, con vetri rotti e una fatiscienza da Bronx (poveri turisti!). Ma i valori, si sa, non si sa dove sono finiti.
Monteverde è slegato così, dall’Aurelia Antica in poi. Basta vedere come è fatta questa strada, dove dall’incrocio con l’edificio del Don Guanella in poi è assolutamente impossibile passare, nonostante le enormi “fratte” ai lati. Lo scandalo di via di Brava è poi sotto gli occhi di tutti, assediato da mignotte, sporcizia, buche e soprattutto delinquenti che aleggiano di notte intorno alle ville su cui i cittadini hanno pagato profumate tasse (e anche i costruttori, per la legge Beccalossi). E la Stazione Aurelia, da risorsa quale è, è in abbandono senza bar, senza macchina per i biglietti, con dei bagni “allucinanti”, e senza un amrciapiede di collegamento (assurdo).
Insomma, sia Rutelli (se vincesse, come i sondaggi affermano con buon margine) che Bellini dovranno dare delle belle risposte, visto che la tanto professata giustizia sociale e il rispetto per le persone da decenni decantato dalla cultura riformista e progressista, sembrano cadere sull’enorme peso dei fatti. Decisamente in contrasto con l’etica professata. Alemanno forse rappresenta un miraggio, ma se davvero ci potessimo fidare di una politica unita dal solo senso della ragione (la politica, di fatto, è una. Non puoi vedere diversamente valori inobliabili, che devono essere, e sono, comuni, di tutti), potremmo fare un grosso in bocca al lupo ad entrambi, e che vinca il migliore. Ma davvero si farà poi gli interessi di Roma e della sua gens? Crediamoci, non costa nulla… ma i fantasmi dei poteri forti e dell’ignoranza del potere e dei soldi a tutti i costi sembrano ombreggiare sui prati soleggiati della speranza di una società davvero più vivibile.
Federico Armeni

3 comments Aprile 24, 2008
Analisi Politica delle elezioni Comunali di Santa Marinella
“Ci hanno attaccato durante tutta la campagna elettorale, e io non ho fatto altro che difendermi, e questo è il risultato”. Lo aveva detto Massimiliano Fronti, che con l’aria che tirava un po’ di preoccupazione ci doveva essere per il Partito Democratico a Santa Marinella.
Pietro Tidei, il sindaco caduto per mano di 3 membri della maggioranza che una mattina hanno fatto mancare il loro voto di fiducia all’amministrazione, è invece stato eletto alla Camera dei Deputati. Una promozione che, a vedere i risultati – obiettivamente – disastrosi del candidato sindaco Massimiliano Fronti (socio di impresa di costruzioni con il figlio di Pietro Tidei), portano avanti molte domande e dubbi.
Innanzitutto passare dalla maggioranza assoluta a un quarto dei voti, incalzati addirittura dall’indipendente Mucciola, è un episodio politico più unico che raro. Bisognerebbe analizzarlo attentamente, e personalmente ci ho anche provato contattando Fronti e Tidei per delle interviste, da me elaborate e scritte, ma a cui non ho mai avuto risposta nonostante la momentanea disponibilità.
Tra le domande chiedevo di chiarire i punti per i quali sono principalmente accusati coloro che hanno governato gli ultimi anni a Santa Marinella, e cioè: il capitolo edilizia urbana, la patata bollente dei parcheggi, e l’handicap dei marciapiedi e delle piste ciclabili.
Un luogo di mare non richiede certo dei carceri o delle aree di integrazione sociale per le sacche di immigrati regolari e non che vengono nella città. Santa Marinella dovrebbe pensare alla buona vivibilità di un luogo ove sempre più romani acquistano una casa per starsene tranquilli lontani dala quotidianità stressante di Roma, ma vicini comunque alle innumerevoli attività e risorse della capitale, e per qualsiasi cosa. A Santa MArinella dovrebbe esserci lo spazio per dei bimbi di giocare senza rischiare di essere investiti, per delle macchine di accomodarsi con relax accanto alla propria casa senza girare 10 minuti per il quartiere. Dovrebbe dar modo di prendere una bici e andare al mare, così come sul mare, si dovrebbe dare diritto a tutti di accederci.
Purtroppo Santa Marinella vive oggi di queste intollerabili contraddizioni, a cui certo una sola amministrazione non può essere responsabile, ma che avrebbe potuto comunque spiegare gli episodi contestati da Bacheca -candidato del Pdl – in campagna elettorale con chiarezza e disinvoltura.
Capisco inoltre che un giovane come me che si propone di fare informazione non è visto con lo stesso entusiasmo del Messaggero, ma l’esperienza sinora fatta mi dice che parlare e spiegare è sempre un bene, e anche le piccole utenze contano, quelle del passaparola e delle ricerche mirate (come succede in internet).
Tidei e Fronti non hanno risposto alle mie domande, che credo fossero le domande giuste da porre per far sì che il Partito Demcoratico potesse essere ancora credibile, di fronte a tutte quelle cose pe rle quali la gente era a dir poco arrabbiata.
L’analisi politica su Santa Marinella porta quindi anche a Pietro Tidei, che da deputato forse potrà far qualcosa di più per una cittadina ove si stanno programmando costruzioni senza senso (che sarà di via Elcetina s enon si faranno presto strade, marciapiedi e parcheggi?), e le spiagge con accesso privato sono sempre in mano a privati, e un “poveraccio” qualunque deve scendere a Santa Severa per farsi il bagno. La contrapposizione politica fa dimenticare il lavoro per il bene comune, e la mancanza di collaborazione porta sempre a disastro.
Infine quindi, palla al vincitore: Bacheca ha la possibilità di poter dare uno sprint a Santa Marinella, che merita una dimensione diversa da quella che ha, e che deve accompagnare insieme all’importante fatto di essere diventata ormai una “appendice romana”, il fatto che è anche una cittadina dove vivere secondo natura umana, con i diritti fondamentali alla mobilità assolutamente garantiti. Ce la farà? La scommessa è aperta, e Massimiliano Fronti e Mucciola saranno sicuramente accanto al neo Sindaco per questa nuova stimolante partita.
Federico Armeni
3 comments Aprile 23, 2008
Analisi Politica delle elezioni in Italia aprile 2008
L’analisi politiche delle ultime elezioni politiche in Italia parte da due punti di vista, che sono gli stessi di cui abbiamo parlato prima del 13 e 14 aprile: l’analisi di un sistema politico italiano pieno di errori e contraddizioni, e l’analisi del risultato del voto degli elettori italiani in questo stesso sistema.

Sul primo punto stavolta mi limiterò a una semplice premessa: rimanere con quel numero di parlamentari e di senatori con gli stessi privilegi e gli stessi sprechi di sempre, è uno scandalo. Come è uno scandalo la non elezione delle persone elette, già decise prima con delle liste ferme e bloccate dai partiti. Il sistema a livello locale, infine, ha fatto sì che la proposta di un singolo cittadino a candidarsi o a farsi partecipe delle attività politiche non potesse essere accolta, se non in ragione di un “reale interesse di partito” (ad esempio, “avere da portare voti”).
Sul secondo punto, queste elezioni hanno portato al risultato positivo da noi annunciato: andare verso un sistema politico occidentale moderno. Fino a ieri avevamo ancora ramoscelli e fiori a simboleggiare delle parti politiche, oggi stiamo andando incontro alla contrapposizione tra “Democratici” e “Popolari”, un po’ come in tutto il mondo (vedi ultime elezioni americane, tra democratici e repubblicani). In Paesi più di tradizione socialista c’è una contrapposizione meno centrista e più progressista: come in Spagna, dove i socialisti, da noi scomparsi, sono al Governo e si contrappongono ai popolari.
Il merito di Walter Veltroni è indubbio, che non solo ha fatto sì che si formasse un partito democratico riconoscibile a livello mondiale, ma è riuscito anche ad escludere quella parte comunista decaduta da decenni in tutti gli altri Paesi (persino in Spagna). La scomparsa di Fausto Bertinotti meriterebbe un capitolo a parte, ma di sicuro quella sinistra dei no e delle ideologie è bene che non ci sia più, se non altro per le ragioni storiche del recente passato (due governi caduti, sempre in favore di Berlusconi).
Berlusconi, dal canto suo, ha reagito “alla Veltroni”, dimostrandosi ormai anche lui un vero politico. Ha fatto due calcoli, e ha intrapreso la strada verso il Ppe (partito popolar europeo). Ha preso due piccioni con una fava, includendo a sé An, che ancora si portava dietro strascichi fastisti, e escluso l’Udc, che in nome di interessi clericali ostacolava una politica maggiormente liberale. Scomapre il simbolo “Forza Italia” che, al pare dei ramoscleli e dei fiori, era un simbolo prettamente da Repubblica Italiana…
L’appoggio di Bossi sembra essere l’unico eventuale freno per una politica meno statalista e più liberista in Italia. Anche se forse, una politica che riparta dal dato di fatto che non si possono continuare a dare miliardi di euro al Sud per farli assolutamente sparire (dove è la Salerno – Reggio Calabria?), sarebbe necessaria.
Come hanno scritto tutti i giornali, sta ora solo e soltanto a Berlusconi dimostrare che nessuno è diavolo né santo, ma che si possono davvero fare le cose giuste anche in Italia. Il Cavaliere ha l’occasione per non stare a rispondere di processi e leggi ad personam (indubbiamente molti nodi rimasti irrisolti), ma a far parlare di fatti, di leggi per la gente, e di miglioramenti per la vita di tutti.
L’Italia è un Paese con giovani sconsolati che vogliono sempre di più emigrare, e per fermare questo flusso bisogna dare lavoro (flessibile sì, precario no) e prospettive (famiglia o comunque indipendenza).
Chi si è fatto carico di valori che dovrebbero essere condivisi (come lo stato sociale e l’ambiente… vedi Verdi e Rifondazione Comunista, guarda caso prorpio quella “sinsitra arcobaleno” purgata alle elezioni), potrebbe finalmente svelare agli italiani che era tutta una farsa per prendere poltrone, e che invece la ragione politica è una soltanto e non può certo fare a meno di valori come giustizia sociale e ambiente. E che quindi anche “l’altra parte politica”, può lavorare in ragione di interessi comuni, secondo la filosofia “sto bene, finché anche gli altri stanno bene”.
Una nuova strada si è aperta, i partiti al governo sono 6, i comunisti non esistono più nemmeno in Italia, la parte strettamente legata alla Chiesa è fuori dalla maggioranza, e il Pd inizia la strada che lo porterà tra 5 anni a presentarsi all’Italia come una grande alernativa di Governo democratica, moderna ed europeista. ça funzione moralista di una parte verso l’altra è decaduta, e dall’analisi degli errori di tutti si può ripartire con umiltà.
Auguri a Veltroni e Berlusconi, nella coscienza del fatto che allo stato delle cose si sta governando con un sistema partitocratico e non democratico, come da noi criticato e denunciato in passato. Ma le condizioni per fare comunque del bene a questo Paese ora ci sono, e non resta che “attendere fiduciosi”.
Federico Armeni
Nota: Le analisi riguardo “il mio territorio”, verranno presto pubblicate, in ragione dell’attenta analisi dei voti (nel Comune di Roma, al Municpio Xvi di Roma, e a Santa Marinella)
1 comment Aprile 17, 2008
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana
“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”
Robert Kennedy, 18 marzo 1968.

Add comment Aprile 10, 2008
Non c’era bisogno di Beppe Grillo per ricordare “l’incantesimo elettorale”…
Proprio qualche giorno fa, ho sostenuto la differenza tra partitocrazia e democrazia. In Italia siamo alla partitocrazia più pura, limpida e istituzionalizzata, e perciò andare alle urne significa votare per quella parte di cui si trae del beneficio diretto, tramite la persona che si elegge e tramite una “unione di interessi” tra gli eletti.
Le persone libere, non devono votare.
Beppe Grillo, con dei toni da rissa a mio avviso diseducativi e spettacolarizzati – ma comprensibili perché come ricorda lui onestamente “sono un comico – ricorda in un post di oggi come i giochi siano già stati fatti, ben prima che si voti.
Scrive:
“Il vostro voto non serve. I giochi sono stati fatti. Non ci credete? Prima delle elezioni pubblicherò la composizione della Camera e del Senato, nome per nome, prescritto per prescritto, condannato per condannato. Dopo le elezioni, controllate chi è stato eletto. Se le mie previsioni risulteranno esatte, vuol dire che vi hanno preso per il culo.”
Posso solo aggiungere che ci sarà una oscillazione di questo “pronostico”, del 5 – 8 %, cioè massimo un 8 o 9 deputati e senatori che verranno eletti da una parte anziché un’altra.
Grillo lo ricorda, così il suo movimento disfattista di persone che vengono sul suo sito, che leggono, si lamentano e non fanno nulla, può così ricominciare a spendere parole tra sarcasmo e lamentela, senza poi però fare nulla di fatto.
La difficoltà con cui si sono formate le liste a livello locale col nome di Beppe Grillo conferma la poca volontà di giovani e persone libere di voler combattere, almeno quelle che seguono attonite allo “schifo”che accade nel nostro Paese (molti contenuti, reprotage e video di Youtube documentano ipocrisie e conflitti morali della politica).
Tutti sono presi dalla loro playstation, dalle loro serate in discoteca, dalle partite a poker…
Ecco perché qui continuo a sostenere che la politica la possiamo fare tutti, non candidandosi e vendendosi al miglior offerente, ma usando gli strumenti che la democrazia ci ha dato, e che sta a noi far valere. Perdere tempo? Beh, tocca decidere cosa sia “perdere tempo”, se divertirsi o costruire qualcosa per far sì che qualcosa cambi, e la nostra frustrazione psicologica (quella sì che fa male) si attenui.
Possibile che non si capisca che questa assoluta voglia di andarsene, di emigrare, di mollare tutto, di “lasciarli stare”, fa parte del gioco di gente candidata per 5, 6 ,7 volte consecutive? I giornali purtroppo sono finanziati da loro, e la verità rimarrà sempre una verità assolutamente fittizia e al servizio di volontà programmatiche di queste persone che poco hanno a che vedere con la democrazia e gli interessi della società.
Fate politica, allacciate i rapporti coi vostri municpi, guardate in faccia le PERSONE, che vi governano. eEchiedete, prendetevi il telefono, l’email, incalzateli, seguite le riunioni e ciò che fanno.
L’uomo può tutto, ma davanti alle coscienze degli altri uomini, deve sempre fermarsi.
Buona azione civile e democratica a voi tutti.
Credeteci, e le cose cambieranno davvero.
Federico Armeni
L’articolo di Grillo sulle “liste Merlin”

Add comment Marzo 17, 2008
“Berlusconi e la precaria”: in scena un altro film che non ci interessa
Berlusconi fa una battuta. E chi l’ha vista in diretta, sembrava assolutamente innocua. Una battuta, in mezzo al calderone di una politica cupa, gretta e con pochi sorrisi. Dal giorno dopo, quella sinistra musona che parla di “serietà” dalla precedente campagna elettorale (la gente ha la memoria corta: “la serietà al governo”, recitava il cartellone pubblicitario di Prodi), è pronta a urlare e condannare Silvio Berlusconi. Un film già visto, e un remake al quale l’elettorato storico di sinistra si è davvero stancato. Vediamo i motivi della polemica, e le ragioni profonde del dibattito, tra strumentalizzazioni e spettacolarizzazioni.Vi raccontiamo una storia. un preambolo. C’era una volta una”parte politica”, che decise di rappresentare e incarnare in sé i valori condivisi della famiglia, della solidarietà sociale, dell’ambientalismo, dell’innovazione, della cultura. Questa parte politica ha messo dalla suaaaprte tutto il “buono” dell’Italia, tutti quei giovani che credevano in certi valori, e che quindi si sentivano rappresentati da certe parole.
Col tempo si è capito che questi “buoni”, non erano rappresentati da quella parte politica. Presto la rete di interessi e l’enorme catena di “magna – magna” tra amici e parenti di queste “brave persone”, avrebbe prevaricato l’interesse della gente libera.
Questa parte politica era quella di sinistra, quella progressista, quella che in tutto il mondo cerca di incarnare i valori di solidarietà, integrazione, economia sostenibile e via dicendo. Andando al governo però, ha fallito, e rifallito. E fallito ancora.
Chi si è contrapposto alla parte dei “buoni valori”, è sempre stato etichettato come un fascista, come un antiliberale, come il “cattivo”. Con Berlusconi il gioco sembrava essere finito, visto che un personaggio così forte economicamente era capace di contrapporsi a quella “sinistra buona” con molte armi. Nel nome dell’anti-berlusconismo, ancora oggi è unita quella sinistra democratica che – spogliatasi finalmente dele vesti diaboliche dei comunisti (pensate che dietro la “sinistra arcobaleno” son sorti almeno 3 simboli con falce e martello… che se si sommano ai due già presenti nella sinistra arcobaleno, fanno ben 5 partiti di esplicita matrice leninian-marxista… nemmeno in Russia si contano tanti partiti comunisti!) – ha scoperto che le armi della faziosità e della strumentalizzazione e demonizzazione sono ancora valide.
Purtroppo nessuno è santo, e uno con la storia di Berlusconi ha molto da pagare dazio ancora oggi. E anche in virtù dei suoi 72 anni sembra non poter essere il futuro dell’Italia. Ma se però, il suo movimento politica Forza Italia, è ancora una scatola semi vuotain cui la gente per bene potrebbe entrare per fare azione politica, questa scatola fatica a riempirsi proprio per il vuoto culturale che c’è a destra, e in virtù del fatto che tutti siamo “caduti” nel trucchetto di chi si è fatto portavoce di tutti i valori “buoni e ragionevoli”, quando questi dovrebbero essere condivisi da tutti, nessuno escluso.
Il dramma del vedere però una “sinistra coi baffetti”, sempre pronta a bacchettare e a moralizzare su tutto, non fa altro che spingere le persone di buon senso, quella famosa “parte buona dell’Italia”, a non sostenere chi è oggi etichetabile come ipocrita senza alcuna riserva. Le guerre questa sinistra le ha fatte e finanziate, i favori li ha fatti a Confinidustria e non al piccoloimprenditore (imperdonabile il taglio del cuneo fiscale alle aziende con più di 15 dipendenti, e quindi l’esclusione del vantaggio fiscale dei piccoli imprenditori, di chi sta in una tabaccheria dalla mattina alla sera).
Chi ha visto la trasmissione tv ha potuto notare come alla precaria Berlusconi abbia risposto con una battuta. Come chi vide il comizio a Milano quando stracciò i fogli che simbolicamente rappresentava il programma del Pd, ha visto come Berlusconi non abbia stracciato il programma del pd, bensì dei fogli dic arta vuori, e soprattutto non per dire “me ne frego del loro programma”, o un qualcosa come “ci sputo sorpa le loro idee”, ma anzi appariva come un gesto solamente spettacolare che sottolineava come i programmi della sinistra siano fatti per poi non essere rispettati.
Che Berlusconi a questo punto abbia certi media contro, sembra essere palese. E il comportamento della siniatra non sta facendo altro che avvalorare le idee sostenute da Silvio, allora quasi incomprensibili, ma oggi forti di fondamento. Perché se un tg dice che Berlusconi straccia il programma del pd, da una notizia falsa. Erano fogli bianchi, e lui stava dicendo come i programmi Prodi e co. non li rispettino ma anzi siano carta straccia.
La faziosità è tutta nel non constatare il passato, nel non ammettere nulla. Del programma, di più di 100 pagine, nessuna pagina è stata applicata nel precedente governo. E ora, cosa c’è da offendersi?
Il dibattito, così, comincia a diventare assolutamente fuorviante, visto che si sposta l’attenzione su una battuta e non sul fatto che sia intollerabile che oggi il lavoro sia dettato da contratti di 3 o 5 anni senza prospettive future. E la sinistra non può accusare solo Berlusconi di questa situazione, visto che non ha fatto nulla per modificare il corso delle cose.
Fermo restando che in Campania ancora sussistono i rifiuti per strada. Come al Sud rimane sistematico pagare il pizzo, e come a Roma si accetti normalmente che ci siano 20 campi nomadi i quali abitanti zozzano e rubano tutto il giorno. Forse, sarebbe questo il film di cui bisognerebbe parlare, e non di “Berlusconi e la precaria”…
Federico Armeni
Add comment Marzo 14, 2008
Proposta per Roma: adibire tutto il verde a risorsa per i cittadini, a pagamento
Nel manifesto de “La mia politica” potete leggere come tocca partire dal proprio territorio per fare politica. Partite dalla vostra via, da quel verde abbandonato, da quella fermata dell’autobus fatiscente, e così via.
Ecco che per la mia città, che è Roma, vorrei proporre su queste pagine una cosa che, parlando con la gente, ho scoperto potrebbe essere preso con certo entusiasmo: adibire gli infiniti spazi verdi di Roma, soprattutto in periferia, a verde pubblico per l’utilizzo da parte dei cittadini. Fare un ingresso, due persone con un gazebetto all’ingresso, e un ingresso di 1- 2 euro a persona, e 50cents – 1 euro per cane, con possibilità di fare tessera annuali o mensili come quelle dell’autobus.
Questo comporterebbe il recupero di boschi e prati che nella capitale, che ammontano a più di mille. Pensate a quei prati pieni di preservativi al Portuense, o di quelle stupende collinette a Pisana, o a Torrevecchia, sull’Aurelia, dove non ci si sente sicuri e dove l’erba è troppo alta e irregolare.
Imparare anche dal passato si può. Non si sa perché ci teniamo a Villa Pamphili o parchi più piccoli come Villa Sciarra, Villa Flora e via dicendo, e non ci viene in mente di formare “nuove ville”. Perché non fare una villa Portuense, una villa Pisana? Comprendendo che per lo Stato potrebbe essere un costo troppo alto aprire tutti questi parchi, arriva qua la proposta di farlo a pagamento, e avere gli entroiti necessari per la gestione dei parchi con gli ingressi. Fermo restando che uno sforzo anche a livello di bilancio può e deve essere fatto in questo senso. I parchi sono vita, e la gente è stanca della mancanza di posti dove portare il cane, dove far giocare i bimbi, dove strimpellare una chitarra con gli amici.
Per Roma c’è bisogno di questo sforzo, ha troppe risorse per buttarle così al vento, ha il verde, ha la gente che è tanta, e i bisogni da soddisfare sono una risorsa anche per il Comune. Insomma, il doppio risultato di recuperare aree verde regalate al degrado (baraccopoli che nemmeno ci immaginiamo nascoste dietro gli alberi, e covi per puttane e depravati), e donarle alla gente, sembra essere una cosa non solo ragionevole, ma su cui discutere seriamente.
Federico Armeni

Add comment Marzo 11, 2008
In partitocrazia vota chi sta sotto qualche partito, in democrazia la gente
Sulle prossime elezioni ho già scritto qualcosa. E ho parlato di come ci sia un passo avanti verso una direzione, che vede però 100 passi per l’ottenimento di ciò che è necessario in politica: cioè il totale sdoganamento di ciò che è esistito, e il “ricomincio da zero” tanto atteso.
Una politica fatta di reti e legami, incatenata e senza libertà di movimento non serve a nessuno.
La polemica che lancio oggi è purtroppo soltanto una “constatazione dei fatti”, e non un muro contro qualcosa o qualcuno. La constatazione cioè che a seconda di chi governi “mangi” quella o l’altra parte politica, dove amici e parenti sono introdotti sotto qualsiasi livello senza alcuna meritocrazia e concorrenza.
Nella nostra azienda, assumeremmo sicuramente un amico o nostro fratello, è chiaro. Ma solo se li vediamo capaci di adempire a quel dovere. Qui ci mette gente su poltrone senza che abbiano pretese né competenze, senza programmazione, doveri o percorsi da compiere per un bene comune. E sopratutto lo Stato è la NOSTRA azienda. Non di qualcuno in particolare.
Diciamocela tutta: se tutto andasse bene, non staremmo certo a recriminare per una politica giovane e per una politica dei meriti, delle idee e dell’azione.
Qui siamo invece davanti a una immobilità inaccettabile, siamo di fronte a gente con morali discutibili, senza pudori né amore per nulla se non per le loro case abusive sugli scogli.
Alle prossime elezioni c’è la volontà di tornare a quel vecchio modello che vede che sia solo una parte a governare e gli altri ad aspettare, in una logica di alternanza che però lasci respiro all’azione politica. Quando si è in troppi, non c’è spazio nemmeno per le poltrone di tutti coloro che vogliono “mangiare” con la politica, e a noi, la gente, rimangono le briciole. Qui non è rimasto più nulla per chi ha piccole imprese, per la sicurezza di tutti i giorni, per dare quei servizi minimi e garantiti alla persona. E quindi è un passo avanti.
La politica italiana di oggi è però assolutamente autoreferenziale, si nominano tra di loro e lottano per sistemare le proprie vite, non quelle degli altri. Un passo è poco visto che indietro ne sono stati fatti troppi.
In un sistema del genere quindi, a votare devono essere coloro chre sono realmente interessati affinché governi l’uno o l’altro. Se tanto la gente rimarrà in una società con i campi nomadi legalizzati, con le prostitute per strada e con i negozi derubati quotidianamente (per fare degli esempi), non deve certo partecipare a queste “elezioni”.
Il 13 e 14 aprile, come ormai da moltissimi – troppi – anni, si voterà per quelli che fanno parte del sistema, e l’appello su queste pagine è soltanto uno:
se “mangiate” con l’una o l’latra parte, bene: esercitate il vostro diritto al voto, perché vi riguarda ed è giusto che lottiate per la vostra poltrona, sperando che almeno poi agirete con giudizio e con passione; se invece siete tra le persone libere, libere da conoscenze, da reti, da promesse di favore, allora non si capisce davvero il motivo per il quale dobbiate andare a votare.
La gente libera vota in democrazia, in partitocrazia vota solo chi è interessato a questa o l’altra sfera di potere.
Non c’è polemica, è semplice constatazione. Non sto condannando nessuno, dico solo che se il sistema è questo, finché ne sto fuori non devo esercitare alcun “diritto / dovere al voto”.
Buone votazioni.
Federico Armeni

Add comment Marzo 11, 2008
Fare politica in Italia: per noi giovani è doveroso
Come scrivo sulle pagine manifesto del sito – oggi completate – bisogna partire dal proprio territorio per fare politica da giovani.
Con azioni che per fortuna, grazie alla democrazia conquistata con fatica dal nostro Paese, possiamo (e dobbiamo) utilizzare. Sono semplici: basta organizzarsi, mettere per iscritto certe cose, guardare nelle palle degli occhi chi ti governa. Leggete e sfogliate il sito.
Presto la sezione per cominciare a unirci e conoscerci per cambiare idee, proposte e confronti, per chi come me non crede che davvero l’Italia sia diventato un Paese da cui scappare e basta… o quantomeno che questo sia talmente doloroso da dover comunque far qualcosa per lottare uniti… guardatevi attorno, nei vostri amici, nevostri colleghi, compagni, e vedete che c’è un Italia che studia, un Italia che lavora, un Italia che crede. C’è, diavolo, c’è!
Emigrare è sempre una sconfitta, ricordiamocelo (molto diverso da viaggiare o fare esperienza all’esterom cose importanti e stupende, ma che niente hanno a che vedere con lo scappare e il fuggire senza far niente per il luogo a cui apparteniamo)!
Federico Armeni

Add comment Marzo 8, 2008
No Country for… young men?
In questi giorni anche nelle sale italiane il film dei fratelli Coen “Non è un Paese per vecchi”, vincitore dei due principali Oscar (film e regia) di quest’anno. Questo titolo potrebbe essere ripreso e cambiato per l’Italia: NON è UN PAESE PER GIOVANI.
Il Paese dove i giovani devono essere sotto qualche barone, dove devono essere allevati e cresciuti all’ombra di un parente, di un amico, o semplicemente di qualcuno da servire.
Questo sistema è un sistema che sta cadendo e deve cadere, ma non nella maniera necessaria. La maniera necessaria è: lo sradicamento totale del fenomeno, e la liberazione incondizionata delle nuove azioni.
Una nuova politica deve prescindere dal “sistema di reti” che la politica odierna ha con sé, in cui ogni volta che si va a votare c’è una vera e propria campagna acquisti di deputati e senatori perché quello o l’altro porta quel “numero di voti”.
Diciamo basta a un sistema che vede nel voto una rete di controllo e uno strumento di potere, ma l’unico modo di fare politica è quella di conquistare i consensi soltanto grazie alle azioni per il bene comune e non per i favori personali.
Solo così riusciremo a sciogliere filmante parole chiave come: meritocrazia, responsabilità, giustizia.
“No country for young men” o “No young men for this country”?
Divertitevi vecchi politicanti, continuare a votarvi tra di voi, che noi a questo gioco non ci stiamo. Preferiamo rimanere su queste pagine online, e vedervi lentamente spegnere nella tristezza di un Italia sempre più carente di fondi e di azioni per tutti, per fare poche azioni per pochi.
La ragione in questo momento, è davvero distante da quella parola:
POLITICA.
Federico Armeni

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